venerdì 17 dicembre 2010

Milano

Premetto: Milano è la mia città e, malgrado tutto, ci tengo a lei.
Forse è per questo che tendo a vederla più come una vittima che come la causa delle nostre disgrazie. Il suo peggior problema sono i suoi abitanti (mi autoincludo) che o si lamentano e non fanno o non gli va bene com'è la situazione ma si rassegnano o fanno ma pensando solo all'immediato futuro e ai loro interessi (poi certo, non bisogna fare di ogni erba un fascio, ci sono sempre le eccezioni, per fortuna). Insomma non si pretende più nulla da lei perché tanto non si può cambiare.
Paradossalmente, Milano fa più per chi ci deve rimanere per pochi giorni di lavoro che per chi ci abita. Mi sto riferendo agli innumerevoli "eventi", che apparendo bellissimi modernissimi avvenieristici e quant'altro, una volta finiti non lasciano nulla a Milano se non un pugno di cartacce, foto, qualche recensione. Non danno nessun valore aggiunto, sono una sorta di paese della Cuccagna in chiave contemporanea, eppure stanno diventando sempre di più il "cavallo di battaglia" di questa città. Pure l'Expo si sta leggendo in quest'ottica (a parte che su questo argomento ci sarebbe da aprire una parentesi che non finisce più e non ho neanche la preparazione necessaria per farla).
A mio avviso è che manchino spazi pubblici degni di questo nome, e quelli che ci sono (colonne, parco delle basiliche, parco sempione ecc) tendono ad essere o sotto costante controllo di forze dell'ordine quando inizia ad esserci gente (colonne) o vengono direttamente chiusi (parchi), ostacolando quindi una condivisione e un confronto, un dialogo che potrebbe esserci.
Non mi dilungo oltre che sennò divena un romanzo (quale già è, temo) e mi rendo anche conto che la mia è una visione un po' troppo ottimistica e idealzzate, però da qualcosa si dovrà pur partire...